pomodoro lavoro

“Un Cibo + Giusto” è l’evoluzione di un lavoro precedente, il progetto “Qualità Lavoro”. L’obiettivo iniziale era quello di combattere caporalato e lavoro nero, e sostenere le imprese che impiegano lavoratori stranieri nel rispetto delle norme contrattuali, grazie alla diffusione del Marchio “Qualità Lavoro”, da ottenere previa certificazione secondo la metodologia partecipata.

 

Il progetto era promosso dall' ARCI, un'associazione di promozione sociale, la più grande associazione popolare italiana, con i suoi cinquemila circoli e più di un milione di soci. La varietà dei campi di intervento dell'associazione (cultura, arte, musica, legalità, ambiente, accoglienza, pace, beni comuni) la caratterizzano come una forma di presidio sociale e come modello complesso di costruzione di nuove forme di cittadinanza attiva.

I soggetti collaboratori erano la Confederazione Italiana Generale del Lavoro – CGIL, e l’ AIAB - Associazione di produttori, tecnici e cittadini-consumatori una associazione di produttori, tecnici e cittadini-consumatori.   

Soggetto sostenitore, infine, è stata la Fondazione Soros, una rete di 29 fondazioni indipendenti che opera in varie regioni nel mondo.

 

Nel mondo delle imprese italiane sussistono differenze di fondo nelle modalità di inserimento lavorativo dei migranti, tra Nord e Sud del paese e tra grande impresa e piccola impresa. La presenza dei migranti ha seguito le pieghe di questa eterogeneità, raggiungendo punte di eccellenza in quelle realtà più strutturate e regolarizzate che hanno favorito ricadute positive e modelli di inclusione sociale, mentre ha fortemente sofferto in quei contesti in cui è ancora presente una prassi e una consuetudine nell'affrontare i rapporti di lavoro al di fuori delle cornici normative con conseguente negazione dei diritti degli operai. Contesti siffatti sono spesso caratterizzati anche da serie condizioni di degrado, dalla diffidenza generata da una rappresentazione negativa delle persone di origine straniera, dalla presenza di fenomeni di caporalato e di infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali che controllano il mercato nero del lavoro.

Tutto ciò produce forme di sfruttamento che generano profitto solo ad una ristretta cerchia di imprenditori senza scrupoli e semina conflitti sociali laceranti. Alla fine vengono penalizzate le stesse imprese che spesso intendono anche sottrarsi a tali comportamenti - soprattutto i piccoli produttori – ma che si vedono costrette a scontrarsi con un mercato drogato, gravemente condizionato da una lunga filiera di intermediazione che assorbe gran parte del valore aggiunto economico di prodotto.