Approvata dalla Camera la legge per promuovere e disciplinare il commercio equo e solidale

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La Camera ha finalmente approvato, a larghissima maggioranza e con solo 4 voti contrari, la legge sul commercio equo e solidale. Un provvedimento atteso da dieci anni, tanti ne sono passati dai primi tentativi parlamentari di varare una legge nazionale per riconoscere e disciplinare un fenomeno che vanta nel nostro Paese una lunga storia di impegno civile da parte di associazioni, cooperative e movimenti. Oggi il commercio equo si è ormai affermato come strumento essenziale della cooperazione internazionale e svolge una funzione rilevante nella crescita economica e sociale delle aree economicamente marginali del pianeta, oltre a portare nel nostro paese prodotti di qualità che incontrano sempre più il favore dei consumatori.

 

Dalle prime esperienze pionieristiche molto è cambiato nella pratica del commercio equo. Non si tratta più solo di affermare il principio sacrosanto del giusto prezzo pagato ai produttori del sud del mondo per restituire valore e dignità al lavoro, combattere lo sfruttamento minorile e femminile, sostenere quei produttori con pre-finanziamenti e contratti duraturi. Oggi il commercio equo ha acquisito un alto valore strategico come strumento per la crescita e l’autodeterminazione delle comunità e come leva per l’empowerment e l’autosviluppo locale partecipativo.

 

Il sostegno garantito a piccoli produttori, generalmente organizzati in cooperative,  attraverso la commercializzazione dei loro prodotti nei mercati dei Paesi ricchi, non è solo una pratica assistenziale o umanitaria di lotta alla povertà nel sud del mondo, quanto piuttosto una forma duratura di cooperazione per svilupparne le capacità imprenditoriali in un contesto rispettoso dei diritti umani, dell’equità sociale e della sostenibilità ambientale dei processi di lavorazione. In questo senso il commercio equo e solidale diviene strumento per affermare un altro modello di sviluppo che ponga al centro gli standard della sostenibilità economica, sociale e ambientale. Basta pensare alla minaccia dei cambiamenti climatici sulle fragili economie agricole del sud del mondo per capire che solo questo approccio complessivo può offrire alternative credibili per lo sviluppo di quei Paesi.

 

La legge approvata riconosce il ruolo fondamentale del commercio equo e solidale nel sostegno alla crescita economica e sociale dei Paesi in via di sviluppo e mette opportunamente ordine nella definizione del significato e delle finalità di questa forma di commercio, precisando i requisiti necessari all’accreditamento dei diversi soggetti della filiera e dettando criteri chiari di trasparenza e correttezza sulle modalità produttive e organizzative a cui devono attenersi. A garanzia del rispetto di questi requisiti vengono istituiti l’Elenco nazionale delle organizzazioni del commercio equo e solidale e una apposita Commissione di controllo presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Infine, aspetto particolarmente importante, la legge promuove e finanzia azioni di sostegno per il settore: ci sarà un Fondo di un milione di euro l’anno per la promozione del commercio equo e solidale, i prodotti della filiera avranno canali preferenziali negli appalti pubblici per la ristorazione collettiva e ogni anno verrà celebrata la Giornata nazionale dedicata alla promozione del commercio equo e solidale.

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